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Segesta, dove la scuola prova a costruire il futuro: gli studenti bartender dell’ITET Caruso tra formazione, competenze e realtà

C’è una scuola che sceglie ogni giorno di stare accanto ai propri studenti. Una scuola che non si limita a trasmettere nozioni, ma costruisce opportunità, accompagna fragilità, valorizza talenti e trasforma ogni esperienza in un’occasione di crescita.

È questa la filosofia educativa che ancora una volta ha preso forma tra le colonne doriche del Tempio di Segesta, dove gli studenti dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Girolamo Caruso” di Alcamo hanno dimostrato come la scuola contemporanea possa diventare molto più di un luogo di apprendimento: una vera comunità educante capace di preparare i giovani ad affrontare il futuro.

Tra le colonne doriche del Tempio di Segesta, mentre le note delle più celebri colonne sonore cinematografiche accompagnavano il tramonto, c’era un altro spettacolo che si consumava lontano dal palco, fatto di concentrazione, responsabilità e apprendimento.

Protagonisti erano decine di studenti dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Girolamo Caruso” di Alcamo che, nell’ambito della manifestazione “Segesta in Musica – L’anima del cinema tra colonne doriche e colonne sonore”, hanno trasformato un’esperienza formativa in una prova concreta di competenze e crescita personale.

Non soltanto musicisti, dunque. Tra il pubblico, gli ospiti e gli spazi organizzativi dell’evento, gli studenti del percorso BARTENDER hanno affrontato una sfida diversa: misurarsi con un contesto reale, davanti a persone reali, mettendo in pratica conoscenze tecniche e capacità relazionali apprese durante il percorso scolastico.

L’esperienza si inserisce nel progetto PNRR dedicato al contrasto della dispersione scolastica attraverso il potenziamento delle competenze di base, nell’ambito delle misure Agenda Sud e Agenda Nord, con un titolo che sintetizza efficacemente l’obiettivo educativo perseguito: “Da 0 a 100 competenze” codice progetto M4C1I1.4-2025-1686-P-62123 CUP G74D25005020006.

Perché oggi la questione centrale non riguarda soltanto ciò che gli studenti imparano, ma come imparano a utilizzare ciò che sanno.

Preparare un cocktail, gestire tempi e procedure, coordinarsi con i compagni, relazionarsi con il pubblico, lavorare sotto pressione: attività apparentemente semplici che diventano esercizi complessi di responsabilità, organizzazione e gestione delle emozioni.

È in questa direzione che si muove il modello educativo promosso dall’ITET Caruso.

Sotto la lungimirante guida della dirigente scolastica Vincenza Mione, l’istituto ha progressivamente costruito un approccio fondato sull’idea che la scuola debba uscire dai propri confini tradizionali e trasformare ogni occasione in uno spazio di apprendimento reale.

Una visione che considera la scuola non soltanto come luogo di trasmissione del sapere, ma come presidio educativo chiamato a stare accanto agli studenti nel momento più delicato: quello della costruzione della propria identità professionale e personale.

La dirigente Mione ha più volte sostenuto la necessità di rafforzare il rapporto tra scuola, territorio e mondo del lavoro, nella convinzione che la crescita delle competenze tecniche debba procedere insieme allo sviluppo delle competenze trasversali.

Una visione che trova concreta applicazione proprio in iniziative come questa.

Coordinati dai docenti Nicola Danilo Asaro e Lidia Milazzo, gli studenti bartender hanno infatti affrontato un percorso che va oltre la semplice preparazione professionale.

Hanno lavorato sull’attenzione ai dettagli, sulla precisione operativa, sulla collaborazione, sulla gestione del tempo e sul rispetto delle procedure.

Ma soprattutto hanno sperimentato cosa significhi assumersi responsabilità.

Particolarmente significativa è anche la scelta educativa di accompagnare la formazione tecnica con percorsi dedicati al bere consapevole, introducendo una dimensione di educazione civica e sociale dentro un contesto professionalizzante.

Tra le antiche pietre di Segesta, dunque, non si è celebrato soltanto un evento culturale.

Si è visto all’opera un modello di scuola che prova a ridurre la distanza tra formazione e realtà.

Una scuola che sceglie di restare accanto ai propri studenti non soltanto insegnando loro un mestiere, ma aiutandoli a costruire strumenti per affrontare il futuro.

Perché, in fondo, educare significa esattamente questo: creare occasioni in cui i ragazzi possano scoprire cosa sono capaci di diventare.

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