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Intelligenza artificiale a scuola, da Alcamo a Creta un progetto europeo per imparare a governarla

Al TPM di Chania (Creta), il partenariato Erasmus+ M{AI}L coordinato dall’ITET “Girolamo Caruso” ha esaminato la sperimentazione nelle classi e la revisione dei manuali. Al centro, formazione dei docenti, pensiero critico e inclusione.

CHANIA, CRETA — Un modello di intelligenza artificiale sbaglia a riconoscere un’immagine. Per gli studenti, proprio quell’errore può diventare l’inizio della lezione: quali esempi sono stati utilizzati per addestrarlo? Erano abbastanza vari? Lo sfondo della fotografia ha influenzato il risultato? È un modo concreto di avvicinare l’IA alla scuola, trasformando l’utilizzo di uno strumento in un esercizio di ricerca e ragionamento.
Su questo approccio si è concentrata una parte significativa del terzo incontro transnazionale del progetto Erasmus+ M{AI}L – Machine Learning and Artificial Intelligence Learning for Education, (KA220-SCH – Reference No: 2024-1-IT02-KA220-SCH-000249373, CUP G73B24000000006), ospitato dal partner greco a Chania, nell’isola di Creta, il 1° e 2 ottobre 2026. Due giornate dedicate a verificare il lavoro svolto, confrontare le esperienze nelle classi e organizzare la fase conclusiva del progetto, prevista per il 30 novembre.

A coordinare il partenariato è l’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Girolamo Caruso” di Alcamo, diretto da Vincenza Mione. La collaborazione coinvolge organizzazioni di Italia, Portogallo, Spagna, Grecia e Turchia e punta a fornire ai docenti strumenti per affrontare l’intelligenza artificiale con competenza didattica e attenzione alle responsabilità educative.
Tra i protagonisti del progetto figurano Vincenza Mione, Giuseppina Cosentino, Giovanni Giuseppe D’Alberti, Ivan Juan Garozzo, Andrea Grillo, Claudio La Rocca, Aldo Maniaci ed Enzo Giuseppe Munna, docenti e professionisti che hanno contribuito a trasformare un’idea in una realtà riconosciuta a livello europeo.

Il TPM — Transnational Project Meeting, incontro transnazionale di progetto — ha permesso di collegare la sperimentazione scolastica alla revisione dei materiali. I partner hanno esaminato le attività realizzate, i questionari di docenti e studenti e le indicazioni emerse dall’impiego delle risorse nelle lezioni. Le note di apertura della seconda giornata riferiscono un quadro positivo dei riscontri, da consolidare nella documentazione conclusiva e nella valutazione d’impatto.
Il contributo del Caruso riguarda sia il coordinamento complessivo sia lo sviluppo della versione compatta del manuale “Teachable Machine Unleashed”, utilizzata durante la sperimentazione. I materiali delle presentazioni riportano Giovanni Giuseppe D’Alberti come responsabile della comunicazione dell’istituto. Gestionet cura la versione estesa del manuale; AEJE guida le attività di implementazione; INOVA+ segue l’adattamento, l’integrazione delle risorse online e la diffusione dei risultati.

Questa distribuzione dei compiti dà forma a una comunità educante europea: scuole e organizzazioni condividono esperienze, individuano difficoltà e migliorano insieme gli strumenti. La formazione dei docenti diventa il punto di partenza per offrire agli studenti occasioni di apprendimento più consapevoli.
La revisione presentata a Chania rende evidente questa impostazione. Gli alunni sono invitati a formulare una domanda, raccogliere ed etichettare dati, addestrare un modello e verificarlo con esempi nuovi. Se il risultato è scorretto, devono cercarne la causa, modificare i dati e ripetere la prova. L’errore diventa un’evidenza da interpretare, mentre il confronto tra tentativi aiuta a comprendere come le scelte umane influenzino il comportamento del sistema.
Anche la valutazione proposta segue questa logica. La qualità dei dati e la capacità di verificare e spiegare gli errori assumono un peso centrale, insieme alla collaborazione, alla documentazione e all’uso responsabile della tecnologia. Agli studenti viene chiesto di motivare le proprie decisioni e mostrare come siano arrivati alle conclusioni.


Il lavoro tiene conto delle condizioni quotidiane della scuola: connessioni instabili, ambienti rumorosi, spazi ridotti, dispositivi non sempre disponibili. Tra i miglioramenti proposti figurano un controllo tecnico preliminare, una lezione introduttiva di circa sessanta minuti e attività alternative senza strumenti digitali. L’obiettivo è permettere ai docenti di adattare le esperienze alle proprie classi.
Etica e inclusione attraversano l’intero percorso. Le attività con immagini, voci e movimenti richiedono attenzione alla protezione dei dati e alle procedure scolastiche. La varietà degli esempi permette inoltre di discutere le distorsioni dei modelli: accenti differenti, contesti diversi e molteplici modalità di movimento diventano occasioni per interrogarsi sulla rappresentatività dei dati.
Un altro risultato operativo del TPM riguarda l’organizzazione delle risorse. I documenti della seconda giornata indicano 160 piani di unità di apprendimento elaborati dai docenti e 800 domande presentate dagli studenti, da predisporre per l’integrazione nel sito progettuale. I materiali saranno uniformati, classificati per disciplina e resi più facilmente consultabili.


La roadmap prevede il completamento dei manuali, le traduzioni nelle lingue dei partner e quattro eventi nazionali di diffusione tra ottobre e novembre. Per il Caruso è indicato un appuntamento il 22 ottobre. La pubblicazione e l’accessibilità delle risorse restano passaggi da completare, insieme alla raccolta delle evidenze e ai rapporti conclusivi.
La prospettiva guarda anche oltre la durata del finanziamento: mantenere disponibili manuali e attività, favorirne il riutilizzo nella formazione degli insegnanti e nelle reti scolastiche. Secondo quanto riferito dall’istituto, questa apertura al territorio trova già un’applicazione nella collaborazione con le associazioni Euro e Terraferma, che hanno integrato materiali e metodologie di M{AI}L nel progetto “Generazione Z”, attraverso laboratori dedicati alla didattica inclusiva e alla modellazione 3D con l’IA.
Da Chania emerge dunque un compito preciso per la scuola: offrire ai giovani gli strumenti per interrogare la tecnologia, verificarne i risultati e comprenderne i limiti. Il percorso coordinato ad Alcamo mostra come questa preparazione possa nascere dal confronto europeo e tornare nelle classi sotto forma di attività concrete. Per gli studenti, imparare a governare il cambiamento comincia dalla capacità di fare domande e cercare risposte verificabili.

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