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Dal moto delle onde energia e acqua dolce: Castellammare del Golfo laboratorio siciliano della Blue Economy

Il progetto promosso dal GAL Pesca “GAC Golfi di Castellammare e Carini” con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo sperimenta una tecnologia per trasformare il moto ondoso in energia. Centrale il ruolo scientifico del professor Vincenzo Franzitta

Trasformare il movimento delle onde in energia elettrica e acqua dolce, mettendo ricerca e innovazione al servizio dei pescatori e delle attività portuali. È l’obiettivo del “Progetto pilota per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per i pescatori ed i settori connessi” – Azione 2.C1 – CUP: G45C23000200009, promosso dal GAL Pesca “GAC Golfi di Castellammare e Carini” in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo.

La sperimentazione è al centro dello studio scientifico “Wave Energy Integration in Harbor Infrastructure: A Case Study in Sicily”, dedicato alla possibilità di installare nel porto di Castellammare del Golfo un sistema Wave Energy Converter (WEC) capace di recuperare l’energia del moto ondoso.

La collaborazione tra GAL Pesca e Università è regolata da una specifica Convenzione di ricerca, che definisce strategico il rapporto tra le due istituzioni.

Il programma prevede la caratterizzazione del sito, lo studio del clima ondoso, lo sviluppo della tecnologia, la costruzione di un prototipo, le prove di laboratorio e i successivi test sul campo.

Il GAL presieduto dal Presidente Pietro Puccio e diretto dal Direttore Andrea Ferrarella svolge funzioni di collaborazione e coordinamento e mette a disposizione dati e risorse necessarie ai rilievi; il Dipartimento di Ingegneria contribuisce con personale scientifico, laboratori, attrezzature e competenze specialistiche.

La sperimentazione ha anche un forte radicamento locale. Lo studio segnala infatti l’interesse della Lega Navale Italiana – Sezione di Castellammare del Golfo nella persona di Giuseppe Stabile ad ospitare l’installazione, elemento considerato importante per il coinvolgimento del territorio.

Nel percorso territoriale si inserisce anche la collaborazione con il Comune di Castellammare del Golfo grazie al contributo attivo e fattivo del sindaco Giuseppe Fausto. Nei documenti scientifici e nella convenzione esaminati, tuttavia, non sono specificati gli obblighi formali dell’amministrazione comunale, che va quindi distinta dai soggetti direttamente firmatari dell’accordo di ricerca.

Il principio è innovativo: una boa segue il movimento verticale delle onde e aziona una pompa ancorata al fondale. L’acqua marina viene così pressurizzata e trasferita a terra, trasformando direttamente l’energia meccanica delle onde in energia idraulica.

A terra l’acqua può alimentare un sistema a osmosi inversa, producendo acqua dolce, mentre l’energia residua può essere recuperata attraverso una turbina per generare elettricità. In alternativa, l’intero flusso può essere destinato alla produzione elettrica.

Secondo le simulazioni, una singola unità nella configurazione combinata potrebbe produrre circa 198 metri cubi di acqua dolce e 1.236 kWh di elettricità all’anno. Utilizzando invece il sistema esclusivamente per la generazione elettrica, la produzione stimata raggiungerebbe circa 2.229 kWh annui.

Un ruolo strategico è affidato al professor Vincenzo Franzitta, che la convenzione individua formalmente quale Responsabile scientifico delle attività assegnate al Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo. Franzitta dispone, nell’ambito del progetto, del personale e delle risorse del Dipartimento necessarie allo svolgimento della ricerca ed è componente del Comitato Tecnico Scientifico.

L’obiettivo della prima installazione non è realizzare una centrale elettrica, ma creare un dimostratore tecnologico attraverso il quale verificare affidabilità, prestazioni e possibilità di sviluppo della tecnologia in condizioni reali.

Le possibili applicazioni riguardano direttamente il mondo portuale e della pesca: produzione di acqua dolce per le operazioni di lavaggio, illuminazione e alimentazione di piccoli servizi ausiliari.

La prospettiva guarda però oltre Castellammare del Golfo. Lo studio indica infatti la possibilità di utilizzare il know-how acquisito per valutare in futuro impianti di maggiore scala in altri porti siciliani. Castellammare diventa così il banco di prova di un modello che mette insieme GAL Pesca, Università, istituzioni locali e realtà del mare, con l’obiettivo di trasformare la ricerca scientifica in innovazione applicata al territorio. Al centro, una sfida semplice da raccontare ma complessa da realizzare: fare delle onde una risorsa per chi vive e lavora sul mare.

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