Alcamo – Venerdì 27 febbraio 2026, alle ore 12:30, l’aula magna dell’ITET “Girolamo Caruso” si è trasformata in un ponte tra passato e futuro. Nell’ambito di “Laboratori in Fiera”, il TALK “La scuola aumentata: vivere ciò che si studia” ha acceso i riflettori su un nuovo modo di intendere l’apprendimento: non più teoria distante, ma esperienza viva, immersiva, concreta.
L’iniziativa, promossa con il patrocinio dell’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale e in collaborazione con la Fondazione ITS Academy Emporium del Golfo, ha messo in dialogo competenze scientifiche e visioni culturali.

L’ITET “Girolamo Caruso”, grazie all’intervento di Marco Arrigo, si è trasformata in un laboratorio di visione.
Marco Arrigo Collaboratore tecnico presso il CNR-ITD (Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Arrigo è oggi tra gli studiosi italiani nel campo della Realtà Aumentata, della Realtà Immersiva e del Mobile Learning applicati alla didattica. Il suo intervento ha rappresentato il cuore scientifico dell’incontro, offrendo una prospettiva concreta su come l’innovazione possa trasformare l’apprendimento in esperienza.



Tra i progetti illustrati, grande attenzione è stata dedicata a IDEAL – Integrating Data Analysis and AI in Learning Experiences, finanziato nell’ambito del programma Erasmus+ KA220-HED (codice 2024-1-IT02-KA220-HED-000251425 – CUP B53C24004020006). Un’iniziativa ambiziosa che punta a integrare Intelligenza Artificiale e analisi dei dati nei percorsi universitari, rendendo questi strumenti accessibili a tutte le discipline.
IDEAL non si limita a introdurre tecnologie avanzate: mira a cambiare il paradigma educativo, rafforzando le competenze digitali dei docenti, promuovendo inclusività e favorendo una trasformazione strutturale del sistema accademico. In linea con il Piano d’Azione Europeo per l’Educazione Digitale 2021–2027, il progetto propone metodologie innovative capaci di coniugare rigore scientifico e accessibilità.
Ancora più immersivo è AIR – Augmented and Immersive Reality in Higher Education (codice 2024-1-IT02-KA220-HED-000251425), anch’esso finanziato da Erasmus+. Il progetto promuove l’uso sistematico della Realtà Aumentata e della Realtà Immersiva nei contesti universitari, attraverso corsi di formazione dedicati a docenti e studenti.
AIR non è solo tecnologia applicata: è una nuova visione dell’apprendimento. Attraverso ambienti virtuali e simulazioni interattive, gli studenti possono esplorare contenuti complessi in modo esperienziale, sviluppando competenze tecniche e soft skills fondamentali per il mercato del lavoro contemporaneo.
Come ha sottolineato Arrigo, l’obiettivo non è sostituire la didattica tradizionale, ma potenziarla, trasformando la conoscenza in esperienza multisensoriale e rendendo l’apprendimento più inclusivo e partecipativo.
Al centro dell’incontro, una figura simbolo della connessione tra cultura, territorio e innovazione: Luigi Biondo, Direttore del Parco Archeologico di Segesta. La sua presenza ha dato profondità e visione a un dibattito che ha unito scuola, università, ricerca, imprese e sistema culturale.







Biondo ha lanciato un messaggio forte e ispirante: la tutela del patrimonio non può più prescindere dall’innovazione. Realtà aumentata, realtà virtuale e ambienti immersivi non sono semplici strumenti digitali, ma nuove chiavi di accesso alla conoscenza. Tecnologie capaci di rendere il patrimonio archeologico e architettonico non solo fruibile, ma esperibile.
“Vivere ciò che si studia” significa attraversare virtualmente un tempio antico, esplorare stratificazioni storiche, comprendere processi costruttivi e trasformazioni urbane in modo interattivo e multisensoriale. Significa formare giovani che non si limitano a osservare il patrimonio, ma imparano a progettarne la valorizzazione futura.
L’intervento di Luigi Biondo ha incarnato questa sintesi perfetta tra memoria e futuro. La valorizzazione sostenibile dei siti archeologici, la gestione intelligente dei flussi turistici, l’integrazione tra ricerca e fruizione culturale sono processi che richiedono nuove professionalità, nuove competenze, nuovi linguaggi.
Tra le voci più autorevoli e ispiranti dell’incontro, ha brillato quella di Antonella Corrao, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto di Alta Cultura Orestiadi Onlus. Il suo intervento ha rappresentato il punto di connessione tra memoria, linguaggi contemporanei e innovazione educativa.

Antonella Corrao ha offerto una riflessione profonda sul ruolo della cultura nella formazione delle nuove generazioni. In un tempo dominato dalla velocità digitale, ha ricordato come l’arte e il patrimonio non siano semplici oggetti di studio, ma strumenti di consapevolezza, identità e crescita civile.
Le tecnologie immersive – realtà aumentata, realtà virtuale, ambienti interattivi – diventano così alleate della cultura. Non per sostituire l’esperienza reale, ma per amplificarla. “Vivere ciò che si studia” significa attraversare un luogo, comprenderne la stratificazione storica, dialogare con le opere, sentire il territorio come parte di sé.
Per la Fondazione Orestiadi, da sempre laboratorio di dialogo tra arti, territori e comunità, l’innovazione non è un fatto tecnico, ma un processo culturale. Integrare strumenti digitali nella scuola significa aprire nuovi spazi di partecipazione, inclusione e creatività.
Tra gli interventi più prestigiosi e visionari, quello di Rossella Corrao, Professore Ordinario di Architettura Tecnica presso l’Università degli Studi di Palermo. Il suo contributo ha dato profondità scientifica e prospettiva internazionale al dibattito, mostrando come ricerca, didattica e valorizzazione del patrimonio possano integrarsi in modo strategico.



Rossella Corrao ha illustrato il progetto iHERITAGE – ICT Mediterranean Platform for UNESCO Cultural Heritage, un’iniziativa che punta a creare una piattaforma digitale condivisa per la valorizzazione dei siti UNESCO del Mediterraneo attraverso tecnologie ICT avanzate.
Il progetto promuove l’utilizzo di realtà aumentata, modellazione 3D, sistemi intelligenti e strumenti digitali per rendere il patrimonio culturale più accessibile, fruibile e attrattivo, con ricadute concrete sul turismo culturale e sull’economia locale. Non si tratta solo di digitalizzare, ma di creare nuove modalità di narrazione e di esperienza dei luoghi, coinvolgendo giovani, studenti e professionisti in un processo di innovazione sostenibile.
Accanto a iHERITAGE, la docente ha presentato TOURITAGE – Tourism-led Heritage Development, progetto Erasmus+ Capacity Building in Higher Education, che mette al centro lo sviluppo del turismo come leva per la rigenerazione del patrimonio.
TOURITAGE promuove un modello di crescita integrata in cui università, comunità locali e istituzioni collaborano per valorizzare i beni culturali in modo sostenibile. Formare professionisti capaci di coniugare competenze tecniche, sensibilità culturale e capacità gestionale diventa così una priorità strategica.
Nel suo intervento, Rossella Corrao ha ribadito un concetto fondamentale: innovare non significa sostituire la tradizione, ma potenziarla. Le tecnologie immersive e i sistemi intelligenti devono essere strumenti al servizio della qualità del costruito, della riqualificazione urbana e della tutela dei beni culturali.
In territori come quello trapanese, dove patrimonio archeologico, architettonico e paesaggistico rappresentano identità e opportunità economica, la sfida è duplice: governare la trasformazione digitale senza perdere autenticità.
Il TALK di Alcamo ha dimostrato che la scuola può diventare il primo luogo in cui queste competenze prendono forma. Realtà aumentata, ambienti immersivi, simulazioni progettuali e strumenti digitali avanzati non sono solo tecnologie, ma linguaggi che permettono agli studenti di “vivere ciò che studiano”.
L’intervento di Rossella Corrao ha reso evidente come i progetti europei iHERITAGE e TOURITAGE rappresentino modelli concreti di collaborazione tra ricerca, formazione e territorio. Modelli capaci di generare occupabilità, innovazione e sviluppo sostenibile.
In questo scenario, ha assunto un ruolo centrale l’intervento di Andrea Ferrarella, Direttore del GAL Golfo di Castellammare e del GAL Pesca Golfi di Castellammare e Carini.









Ferrarella ha portato al centro del dibattito un concetto chiave: lo sviluppo non nasce da iniziative isolate, ma da strategie integrate. La valorizzazione del patrimonio culturale, l’innovazione tecnologica e la formazione delle competenze devono dialogare in modo strutturato, coinvolgendo istituzioni, imprese, scuole e comunità locali.
Nel suo intervento è emersa con chiarezza la necessità di costruire una rete territoriale capace di trasformare le tecnologie immersive – realtà aumentata, realtà virtuale, modellazione digitale – in strumenti concreti di crescita economica e sociale. Per Ferrarella, innovare significa rendere il territorio protagonista, non spettatore, della trasformazione digitale.
Il legame tra patrimonio culturale e sviluppo economico è stato uno dei punti più incisivi del suo contributo. In un’area come quella trapanese, ricca di beni archeologici, paesaggi costieri e identità storiche fortemente radicate, la sfida è duplice: preservare l’autenticità e, al tempo stesso, generare nuove opportunità occupazionali.
Ferrarella ha sottolineato come i GAL rappresentino strumenti operativi capaci di mettere in rete risorse culturali, ambientali e produttive. La tecnologia, in questo contesto, diventa un mezzo per amplificare la fruizione del patrimonio, migliorare la comunicazione territoriale e attrarre turismo consapevole e sostenibile.
Un passaggio particolarmente significativo del suo intervento ha riguardato il ruolo della scuola. Senza competenze adeguate, nessuna innovazione può radicarsi nel territorio. Per questo, la collaborazione con istituti come l’ITET “Girolamo Caruso” diventa decisiva: formare giovani capaci di utilizzare strumenti digitali avanzati, ma anche di comprendere il valore identitario dei luoghi.
L’incontro di Alcamo ha dimostrato che innovazione e memoria possono convivere, se guidate da una visione strategica. L’intervento di Andrea Ferrarella ha rafforzato questa consapevolezza: il futuro del territorio passa dalla capacità di fare rete, integrare competenze e trasformare la tecnologia in opportunità condivisa.
Incisivo è stato l’intervento di Angelo Palamenghi, Direttore del GAL Sicani, figura di riferimento nella programmazione e gestione delle politiche di sviluppo locale.




Palamenghi ha posto al centro del dibattito un concetto chiave: il territorio non è uno sfondo, ma un protagonista. Le aree rurali e interne, spesso percepite come marginali, possono diventare laboratori di innovazione se sostenute da una visione strategica che metta in rete istituzioni, imprese, scuola e comunità.
Nel suo intervento è emersa con forza l’importanza di costruire strategie integrate, capaci di coniugare valorizzazione culturale, sostenibilità ambientale e crescita economica. Le tecnologie immersive, la digitalizzazione del patrimonio e la formazione di competenze avanzate diventano strumenti operativi per rendere i territori più competitivi e attrattivi.
Palamenghi ha sottolineato come la vera sfida sia offrire ai giovani prospettive concrete nei propri luoghi d’origine. Investire in competenze digitali e in nuove professionalità legate alla valorizzazione del patrimonio significa contrastare lo spopolamento e rafforzare la coesione sociale.
In questo scenario, la collaborazione con la scuola assume un valore strategico: formare studenti capaci di utilizzare strumenti tecnologici avanzati per leggere, raccontare e valorizzare il territorio. La “scuola aumentata” diventa così il primo anello di una filiera che collega conoscenza, impresa e sviluppo locale.
Un passaggio particolarmente significativo del suo intervento ha riguardato l’equilibrio tra innovazione e identità. Digitalizzare non significa snaturare. Al contrario, le tecnologie immersive possono amplificare la memoria dei luoghi, rendendola accessibile a nuove generazioni e nuovi pubblici.
Per il GAL Sicani, l’innovazione è efficace solo quando si radica nelle comunità, quando valorizza le risorse ambientali e culturali e quando genera economia sostenibile.
Tra gli interventi più accreditati e stimolanti, quello di Salvatore Orlando, Dirigente di Ricerca presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Palermo. Astrofisico di riconosciuto profilo internazionale, Orlando ha portato nel dibattito la prospettiva della ricerca scientifica di frontiera, dimostrando come anche lo studio delle supernovae e dei fenomeni ad alta energia possa dialogare con la scuola e con i nuovi linguaggi dell’apprendimento.




Nel suo intervento, Orlando ha sottolineato un aspetto fondamentale: la scienza non è solo contenuto, ma metodo. La modellazione numerica dei fenomeni astrofisici, l’analisi dei dati complessi, l’uso di simulazioni avanzate sono processi che insegnano rigore, pensiero critico e capacità di problem solving.
Questi stessi strumenti – simulazione, visualizzazione tridimensionale, ambienti immersivi – possono diventare potenti alleati della didattica. Le tecnologie che permettono di “entrare” in una supernova o di osservare l’evoluzione di un resto stellare sono le stesse che possono rendere l’apprendimento architettonico, storico o tecnico più coinvolgente e comprensibile.
La presenza di un ricercatore INAF in un contesto scolastico ha avuto un valore simbolico e sostanziale. Orlando ha dimostrato che la distanza tra alta ricerca e scuola può essere superata attraverso il dialogo e la contaminazione positiva.
Il suo contributo ha rafforzato l’idea che la “scuola aumentata” non sia solo una scuola più tecnologica, ma una scuola capace di ispirarsi ai modelli della ricerca scientifica: curiosità, sperimentazione, interdisciplinarità.
In un territorio che investe sulla valorizzazione culturale e sulle tecnologie immersive, la voce della scienza ha aggiunto profondità e ambizione. L’astrofisica, con il suo sguardo rivolto all’universo, diventa metafora potente di ciò che la scuola deve fare: allargare gli orizzonti, senza perdere il radicamento nel presente.
L’intervento di Salvatore Orlando ha lasciato un messaggio chiaro: formare giovani capaci di affrontare la complessità significa insegnare loro a pensare come ricercatori, a leggere i dati, a interpretare i fenomeni, a non fermarsi alla superficie.
Nel dibattito sono emerse con forza le potenzialità delle tecnologie immersive anche per la scuola secondaria. Esplorare un sito archeologico in realtà virtuale, analizzare strutture architettoniche attraverso modelli aumentati, simulare interventi di restauro o progettazione: tutto questo significa “vivere ciò che si studia”.
Nel territorio trapanese, dove edilizia, architettura e beni culturali rappresentano identità e opportunità economica, la sfida è chiara: innovare senza perdere radici. E la risposta passa dalla formazione.
La tavola rotonda di Alcamo ha dimostrato che la scuola può essere il luogo dove queste competenze nascono e crescono. Una scuola aumentata, capace di trasformare l’apprendimento in esperienza e l’esperienza in consapevolezza.
Perché quando la cultura incontra la tecnologia, non si perde identità: si costruisce futuro.
“Laboratori in Fiera” si conferma così come un crocevia di idee e progettualità, dove la scuola non è solo luogo di apprendimento, ma piattaforma di sviluppo locale. E dove la sinergia tra formazione e governance territoriale diventa la chiave per costruire un futuro sostenibile, inclusivo e competitivo.





