Al “Girolamo Caruso” l’avvio delle attività dell’Osservatorio d’Area. L’accordo tra scuole e Comuni di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi Segesta punta su prevenzione, ascolto e interventi condivisi.
ALCAMO — Prima dell’abbandono possono esserci assenze che si accumulano, difficoltà negli apprendimenti, relazioni che si interrompono. Riconoscere questi segnali e comprenderne le cause richiede un lavoro che coinvolge insegnanti, famiglie, servizi e territorio. È questa la prospettiva al centro di “Nessun futuro disperso: la comunità educante fa rete”, il convegno svoltosi il 22 ottobre nella sala “Rosario Corso” dell’ITET “Girolamo Caruso” di Alcamo, dedicato all’avvio delle attività dell’Osservatorio d’Area contro la dispersione scolastica e per la promozione del successo formativo.
L’incontro, moderato dal docente Enzo Giuseppe Munna, ha riunito rappresentanti dell’amministrazione scolastica, istituzioni locali e realtà educative. Un appuntamento che ha trovato nell’accordo di rete tra le scuole e i Comuni di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi Segesta, con i rispettivi servizi sociali, il proprio elemento operativo: rendere continuativa la collaborazione e coordinare gli interventi intorno ai bisogni degli studenti.
Il ruolo dell’Osservatorio è dare una struttura a questa responsabilità condivisa. Una scuola che intercetta una difficoltà deve poter contare su interlocutori riconoscibili, procedure comuni e risorse accessibili. Una famiglia deve trovare ascolto e accompagnamento. Uno studente deve poter essere seguito nel tempo, anche quando il suo disagio attraversa ambiti diversi della vita.
Nei saluti iniziali, Vincenza Mione, dirigente del “Caruso” e coordinatrice dell’Osservatorio d’Area, ha richiamato la funzione dell’istituto come scuola polo, chiamata a garantire il raccordo operativo e la gestione unitaria delle procedure della rete. Ospitare l’Osservatorio significa assumere un compito che riguarda l’intero territorio: facilitare il dialogo tra le scuole e mantenere attivi i collegamenti con i servizi.

Ai saluti istituzionali ha partecipato anche Baldo Mancuso, assessore ai Servizi alla persona del Comune di Alcamo. La presenza dell’amministrazione comunale si inserisce in un’alleanza nella quale le politiche educative e quelle sociali sono chiamate a lavorare insieme, soprattutto quando le difficoltà scolastiche si intrecciano con condizioni di vulnerabilità familiare.

Bernardo Moschella, dirigente tecnico dell’USR Sicilia e referente degli Osservatori sulla dispersione scolastica, ha richiamato l’impegno dell’Ufficio scolastico regionale nel coordinamento di interventi strutturati e sistematici. La continuità della prevenzione è un punto decisivo: riconoscere i bisogni, sostenere le scuole e condividere le esperienze permette di dare stabilità al lavoro educativo.

Su una scala provinciale si è concentrato il contributo di Davide Nugnes, dirigente dell’Ambito Territoriale di Trapani. Nel ribadire il sostegno alle comunità scolastiche impegnate contro la povertà educativa, Nugnes ha evidenziato l’importanza di coordinare i quattro Osservatori presenti nella provincia attraverso l’istituzione di un Osservatorio provinciale. Una prospettiva che punta a collegare le esperienze locali e a rendere più organica la risposta ai bisogni.

Il funzionamento quotidiano della rete è stato illustrato da Francesca Terrasi, operatrice psicopedagogica territoriale. La sua relazione restituisce la complessità della dispersione: fattori sociali ed economici, vissuti familiari, motivazione personale, clima di classe e qualità delle relazioni possono intrecciarsi in modi differenti. Per questo ogni situazione richiede una lettura attenta, capace di coinvolgere lo studente e la famiglia senza attribuzioni preventive di colpa.

Un ruolo centrale spetta ai GOSP, i Gruppi Operativi di Supporto Psicopedagogico delle scuole, nei quali si raccordano le competenze dei referenti per dispersione, inclusione e contrasto al bullismo. L’operatrice territoriale accoglie le segnalazioni, offre consulenza a docenti e famiglie e facilita il collegamento con i servizi.
Il percorso presentato parte dall’analisi della situazione scolastica e relazionale, prosegue con l’ascolto della famiglia e dell’alunno e conduce alla progettazione dell’intervento. Il monitoraggio successivo riguarda frequenza, partecipazione e apprendimenti. La collaborazione con servizi sociali, ASP e Terzo settore consente di attivare sostegni diversi, secondo i bisogni individuati.
Il programma del confronto ha aperto anche al contributo dell’innovazione didattica e delle attività extrascolastiche. Giovanni Giuseppe D’Alberti, docente del “Caruso”, è stato coinvolto sul tema dell’inclusione attraverso il progetto Erasmus+ M{AI}L – Machine Learning and Artificial Intelligence Learning for Education, (KA220-SCH – Reference No: 2024-1-IT02-KA220-SCH-00249373, CUP G73B24000000006). Le domande poste al centro del suo spazio riguardavano l’impiego dell’intelligenza artificiale per rispondere a bisogni educativi differenti e il ruolo del docente nel verificare che gli strumenti favoriscano comprensione e autonomia.

Per Simonetta Scaccia, vicepresidente della Cooperativa Terraferma, il riferimento è stato Generazione Z (CLP 2024-PE4-00108 | CUP J64C25000320004), finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Missione 5 “Inclusione e Coesione”, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa nel Mezzogiorno e offrire ai giovani strumenti reali di crescita, partecipazione e autonomia, raggiungere i ragazzi con minori opportunità formative, collegare le attività del progetto ai bisogni del territorio e costruire le condizioni perché laboratori e collaborazioni possano proseguire nel tempo. Due ambiti che ampliano il significato della comunità educante, includendo le risorse disponibili oltre l’orario e gli spazi scolastici.

Nella relazione di Terrasi trova spazio anche la ricerca-azione “Le vie della bellezza”, che ha coinvolto classi dell’Istituto comprensivo “Maria Montessori” e del Liceo delle Scienze Umane di Alcamo. Formazione dei docenti, attività espressive e confronto con le famiglie hanno posto l’attenzione sul benessere emotivo e sulle relazioni nel gruppo classe. Il documento riferisce una maggiore collaborazione e un miglioramento del clima relazionale: elementi da osservare e coltivare nel lavoro di prevenzione.
La “cultura della cura” richiamata a conclusione dei lavori prende forma in queste azioni: accorgersi di una difficoltà, ascoltarla, condividere le responsabilità e verificare nel tempo gli effetti degli interventi. L’accordo di rete offre una base organizzativa. La sua efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni e delle persone coinvolte di mantenerlo vivo, affinché ogni studente trovi qualcuno disposto ad accompagnarlo nel proprio percorso.



A conclusione del confronto hanno preso la parola Giuseppe Termini, dirigente scolastico del CPIA di Trapani — Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti —, Francesco Gruppuso, sindaco di Calatafimi Segesta, e due docenti del territorio. I loro contributi, concreti e costruttivi, hanno arricchito il dibattito, rafforzando il valore del dialogo tra scuole, amministrazioni locali e professionisti dell’educazione. Un’ulteriore testimonianza di come la comunità educante possa prendere forma attraverso la partecipazione e l’impegno condiviso nella prevenzione della dispersione scolastica.

















