Un’interrogazione di Scienze della Terra mostra il valore del tutoraggio tra pari. Il service learning unisce apprendimento e solidarietà, con la prospettiva di estendere il sostegno allo studio anche nelle ore pomeridiane.
ALCAMO — Conoscere la risposta, ma non riuscire a esprimerla nella lingua della nuova scuola: è una difficoltà che può accompagnare ogni giorno gli studenti arrivati in Italia da altri Paesi, lasciando in ombra conoscenze e capacità. All’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Girolamo Caruso” di Alcamo, un’interrogazione di Scienze della Terra ha mostrato come la collaborazione tra compagni possa trasformare una barriera linguistica in un’occasione di apprendimento e partecipazione. L’esperienza si inserisce nell’impegno dell’istituto per una didattica aperta e inclusiva, capace di tradurre i bisogni degli studenti in sperimentazioni educative, progetti pilota e buone pratiche da condividere e adattare anche ad altri contesti scolastici.
La protagonista è Eya, una studentessa appena arrivata dal Marocco, alle prese con una lingua ancora poco familiare. Durante una verifica orale, un docente (Prof. Salvatore Basiricò) ha coinvolto Mounir, un compagno di un’altra classe prima, capace di esprimersi sia in arabo sia in italiano. Il suo compito era facilitare lo scambio: rendere comprensibili le domande dell’insegnante e tradurre le risposte della ragazza.
Secondo il racconto della scuola, l’interrogazione ha permesso a Eya di mostrare la propria preparazione. Il sorriso e il «grazie» rivolto al docente alla fine dell’ora hanno restituito il significato dell’esperienza: poter partecipare, essere ascoltata, trovare spazio nella classe.

L’episodio evidenzia una distinzione fondamentale per la didattica: conoscere una disciplina e saperne esprimere i contenuti in italiano sono competenze diverse. Un sostegno linguistico mirato permette di valorizzare conoscenze che rischierebbero di rimanere inespresse e, allo stesso tempo, di rafforzare progressivamente l’apprendimento dell’italiano, lingua comune dell’insegnamento e della partecipazione alla vita scolastica. La lingua d’origine diventa così un ponte verso una maggiore autonomia nello studio e nella comunicazione.
L’esperienza si inserisce nel lavoro educativo promosso dalla dirigente scolastica Vincenza Mione. Da anni, riferisce l’istituto, il “Caruso” sviluppa attività di apprendimento cooperativo e tutoraggio, nelle quali anche gli studenti delle classi superiori affiancano i più giovani nelle esercitazioni e nelle attività pratiche.
I docenti progettano il percorso, accompagnano gli studenti e ne verificano gli apprendimenti. La relazione tra compagni diventa così una risorsa didattica organizzata: chi riceve aiuto trova un interlocutore vicino alla propria esperienza; chi lo offre esercita la capacità di spiegare, ascoltare e riconoscere le difficoltà dell’altro.
Nel caso di Mounir, la conoscenza di due lingue ha assunto un valore per l’intera comunità scolastica. Una competenza personale è diventata uno strumento di partecipazione. Per Eya, quel sostegno iniziale accompagnerà l’avvio del percorso di apprendimento dell’italiano, con l’obiettivo di raggiungere una progressiva autonomia.


È in questa prospettiva che acquista rilievo il service learning, o apprendimento-servizio, introdotto dall’istituto nel proprio percorso educativo. L’approccio collega gli obiettivi disciplinari a un’attività utile alla comunità, coinvolgendo gli studenti nella progettazione, nell’azione e nella valutazione dell’esperienza. La riflessione su quanto si è fatto permette di collegare il servizio prestato alle conoscenze e alle competenze acquisite.
Il tutoraggio tra pari può diventare parte di questo modello quando risponde a un bisogno individuato insieme, prevede obiettivi formativi chiari e comprende momenti di confronto sui risultati. Un gesto spontaneo di solidarietà offre allora il punto di partenza per un percorso strutturato.
L’interrogazione di Scienze della Terra suggerisce una possibilità concreta nell’ambito delle scienze integrate: affiancare allo studio dei concetti un lavoro sul linguaggio necessario a comprenderli e comunicarli. Immagini, schemi, glossari bilingui e spiegazioni tra compagni potrebbero sostenere questo processo. La responsabilità di verificare la comprensione e valutare la preparazione resta al docente, che guida anche l’uso dei supporti.
Da questa esperienza si apre la prospettiva di organizzare gruppi di studio pomeridiani, nei quali studenti opportunamente preparati possano aiutare i compagni nello svolgimento dei compiti e nell’apprendimento delle lingue.
Il modello potrebbe coinvolgere tutte le discipline, dalla matematica alla storia, dalle scienze alle materie tecniche, affidando gli abbinamenti alle competenze e ai bisogni effettivi. Un ragazzo sostenuto nell’italiano potrebbe, a sua volta, aiutare altri in una materia che conosce bene. I ruoli diventerebbero flessibili e ciascuno avrebbe la possibilità di contribuire.
Per rendere stabile questa proposta servirebbero tempi definiti, preparazione dei tutor, materiali accessibili e supervisione degli insegnanti. Il sostegno tra pari affiancherebbe l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua e gli interventi specialistici eventualmente necessari, accompagnando gli studenti verso una maggiore indipendenza nello studio.
Nelle classi multilingui e multiculturali, il patrimonio linguistico degli alunni può diventare una risorsa condivisa. L’esperienza del “Caruso” indica una strada: riconoscere ciò che ogni studente sa fare e creare le condizioni perché possa metterlo a disposizione degli altri.
Per Eya, tutto è cominciato dalla possibilità di rispondere a una domanda di scienze. Per la scuola, da quella risposta può prendere forma un progetto nel quale imparare e prendersi cura dei compagni diventano parti dello stesso percorso educativo.





