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Salute mentale, la scuola dà voce ai ragazzi

Gli studenti dell’ITET “Girolamo Caruso” hanno realizzato un video sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Un percorso che unisce ascolto, sensibilizzazione e competenze digitali, in collaborazione con l’ASP di Trapani.

ALCAMO — Essere solidali, trovare il coraggio di parlare, chiedere aiuto. È il messaggio che gli studenti dell’ITET “Girolamo Caruso” di Alcamo hanno affidato a uno spot dedicato ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Un video pensato per la diffusione sui social, nato da un percorso di preparazione e confronto che ha portato dentro la classe una domanda essenziale: come stanno davvero i ragazzi e le ragazze?

La stessa domanda dà il titolo all’incontro «Come stanno i ragazzi e le ragazze? – Il tempo dell’ascolto», organizzato dall’ASP di Trapani al Centro Congressi Marconi, con il patrocinio del Comune di Alcamo, nell’ambito delle iniziative per la Giornata mondiale della salute mentale. L’istituto ha partecipato al percorso promosso dai servizi sanitari territoriali — Ser.D., Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Centro di salute mentale e Centro per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione — contribuendo con un lavoro originale degli studenti.

Il valore educativo del progetto comincia prima delle riprese. La preparazione in classe, accompagnata dalla partecipazione dell’équipe del Centro DNA, ha coinvolto gli alunni in un dibattito sul rapporto tra nutrizione, benessere psicologico e relazioni. Il confronto ha aiutato a riconoscere questi temi come questioni vicine alla vita delle persone e alle responsabilità di una comunità.

In questo passaggio emerge il ruolo dell’istituzione scolastica: offrire un contesto nel quale le domande possano essere formulate e il disagio possa trovare ascolto. La collaborazione con i professionisti sanitari permette di affrontare argomenti delicati con riferimenti competenti, evitando che la discussione rimanga affidata a luoghi comuni o informazioni frammentarie.

Lo spot traduce questo lavoro in un messaggio destinato alla collettività. Gli studenti assumono così una responsabilità comunicativa: scegliere che cosa dire, trovare parole rispettose, rivolgersi ai coetanei senza giudicare. L’invito a chiedere aiuto diventa il centro di una comunicazione che vuole ridurre le distanze e favorire la solidarietà.

La realizzazione del video mette in luce anche una funzione specifica dell’istruzione tecnica: trasformare un tema sociale in un’esperienza concreta di apprendimento. Progettare un contenuto audiovisivo richiede di collegare obiettivo, destinatari, linguaggio e strumenti. Significa organizzare le idee, costruire una sequenza comprensibile e valutare l’effetto delle immagini e delle parole.

Per un indirizzo tecnico, il progetto offre un’occasione per applicare le competenze digitali alla comunicazione di interesse pubblico. La preparazione tecnica acquista uno scopo riconoscibile: rendere un contenuto chiaro, accessibile e adatto al mezzo attraverso cui sarà condiviso. Anche la brevità di uno spot diventa una sfida formativa, perché richiede sintesi senza banalizzazione.

Il lavoro di gruppo aggiunge un’altra dimensione. Confrontare proposte, assumere responsabilità e arrivare a un prodotto condiviso sono esperienze che collegano la formazione professionale alla crescita personale. La scuola accompagna gli studenti nell’uso degli strumenti e nella comprensione delle conseguenze delle proprie scelte comunicative.

I social rappresentano, in questo quadro, uno spazio nel quale portare un messaggio costruito con attenzione. Pubblicare contenuti su salute e fragilità richiede cura per le persone, rispetto della riservatezza e distinzione tra sensibilizzazione e indicazioni cliniche. Il contributo dei ragazzi è dare visibilità al valore dell’ascolto e all’importanza di rivolgersi a chi può offrire un sostegno competente.

L’incontro al Marconi ha previsto, nel programma della mattinata, contributi audiovisivi delle scuole, interventi degli esperti e testimonianze di famiglie e pazienti. La tavola rotonda pomeridiana per gli operatori e la mostra fotografica nella Sala Rubino hanno completato il quadro delle attività, mettendo in relazione linguaggi ed esperienze differenti.

È proprio questa relazione a delineare una comunità educante: la scuola prepara e coinvolge, i servizi sanitari offrono competenza, le famiglie portano esperienze, gli studenti contribuiscono con la propria voce. La sensibilizzazione diventa un lavoro condiviso, nel quale ciascuno può riconoscere un compito. L’esperienza del “Girolamo Caruso” mostra come l’istruzione tecnica possa formare persone capaci di utilizzare il digitale con uno scopo sociale. Nel video della quarta A SIA, le competenze trovano un’applicazione concreta e un destinatario preciso: chi può aver bisogno di sentirsi ascoltato. Il messaggio affidato ai social parte da qui: chiedere aiuto è un passo possibile, e una comunità attenta può renderlo meno difficile.

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