Alcamo – Venerdì 27 febbraio 2026, alle ore 15:00, la sala convegni dell’ITET “Girolamo Caruso” si è trasformata in uno spazio di ascolto, riflessione e visione condivisa. La tavola rotonda “Universal Design for Learning: quando l’inclusione diventa sistema”, inserita nel programma di “Laboratori in Fiera”, ha acceso un confronto profondo su uno dei temi più urgenti dell’educazione contemporanea: costruire una scuola realmente equa, accessibile e capace di valorizzare ogni studente.
L’iniziativa, promossa con il patrocinio dell’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale e in collaborazione con la Fondazione ITS Academy “Emporium del Golfo”, ha riunito docenti, ricercatori, operatori sociali e professionisti attorno a una domanda fondamentale: come progettare una scuola che non lasci indietro nessuno.
Il cuore del dibattito è stato il paradigma dell’Universal Design for Learning (UDL), un approccio educativo che supera l’idea di adattamento per pochi e propone una progettazione didattica pensata fin dall’inizio per tutti. Non una risposta emergenziale alle difficoltà, ma un modello che anticipa i bisogni, costruendo ambienti di apprendimento flessibili e accessibili.
In questa prospettiva, le differenze – che siano legate a BES, disabilità, DSA, lingue o contesti culturali – non sono più ostacoli da gestire, ma ricchezza da valorizzare. Tecnologie digitali, didattica laboratoriale e valutazione formativa diventano strumenti strutturali per accompagnare ogni studente nel proprio percorso di crescita.
A guidare e dare visione all’incontro è stata Vincenza Mione, dirigente scolastica dell’ITET “Girolamo Caruso” e direttrice della Fondazione ITS Academy Emporium del Golfo. Con la sua leadership educativa, Mione ha promosso un modello di scuola che guarda lontano, capace di unire innovazione didattica, inclusione sociale e dialogo costante con il territorio.

Nel suo intervento, Vincenza Mione ha posto al centro un principio chiaro: l’inclusione non può essere un intervento aggiuntivo, ma deve diventare la struttura stessa della scuola. È questo il cuore dell’Universal Design for Learning (UDL), paradigma educativo che propone di progettare ambienti, metodologie e curricoli pensando fin dall’inizio alla diversità degli studenti.
Secondo questa visione, BES, DSA, disabilità, differenze linguistiche o culturali non rappresentano categorie da gestire separatamente, ma espressioni naturali della pluralità umana. La scuola, quindi, non deve adattarsi alle difficoltà dopo che emergono, ma progettare percorsi di apprendimento flessibili e accessibili per tutti.
Per Mione, questo significa ripensare il ruolo della scuola come comunità educante, capace di accogliere, valorizzare e accompagnare ogni studente nel proprio percorso di crescita.
Tra gli interventi più autorevoli e profondi, ha avuto un ruolo centrale quello del professore Gioacchino Lavanco, ordinario di Psicologia di Comunità presso l’Università degli Studi di Palermo e studioso dei processi di partecipazione e sviluppo sociale.

Nel suo intervento, Lavanco ha offerto una lettura ampia e profonda del tema dell’inclusione, sottolineando come la scuola non possa essere considerata un sistema isolato. L’educazione, ha ricordato, è prima di tutto un processo comunitario: nasce dall’incontro tra persone, istituzioni e territori.
Secondo il professore, l’Universal Design for Learning rappresenta una delle prospettive più avanzate per ripensare la scuola contemporanea. Non si tratta soltanto di eliminare barriere didattiche, ma di costruire ambienti educativi capaci di generare partecipazione, appartenenza e benessere collettivo.
Lavanco ha richiamato l’importanza di progettare la scuola partendo dalla diversità degli studenti, considerata non come limite ma come risorsa. In questa prospettiva, l’inclusione diventa un elemento strutturale che rafforza la coesione sociale e contribuisce allo sviluppo delle comunità.
Il contributo del professore ha posto l’accento su un punto spesso trascurato: una scuola inclusiva non migliora solo i percorsi di apprendimento, ma produce effetti positivi sull’intero tessuto sociale. Quando gli studenti si sentono riconosciuti e valorizzati, cresce la fiducia nelle istituzioni, si rafforzano le relazioni e si costruiscono comunità più solide.
Per Lavanco, la scuola deve essere il luogo in cui si apprendono non solo conoscenze disciplinari, ma competenze di cittadinanza, capacità di cooperazione e responsabilità verso il bene comune.
Gli interventi, di Daniela Virgilio pedagogista PhD in Scienze Sociali e Giuridiche e studiosa dei processi educativi e delle politiche formative, sono stati profondi e ricchi di contenuto scientifico,

Nel suo intervento, Daniela Paola Virgilio ha posto al centro una riflessione chiara e potente: l’inclusione non può essere considerata un intervento straordinario destinato a pochi studenti, ma deve diventare la struttura stessa del sistema educativo.
Secondo la pedagogista, il paradigma dell’Universal Design for Learning rappresenta una delle risposte più avanzate a questa sfida. Non si tratta di adattare la didattica alle difficoltà che emergono, ma di progettare fin dall’inizio ambienti di apprendimento flessibili, accessibili e capaci di accogliere la naturale diversità degli studenti.
Virgilio ha evidenziato come BES, DSA, disabilità o differenze linguistiche non siano categorie separate da gestire, ma espressioni della pluralità umana che la scuola deve riconoscere e valorizzare.
Il contributo di Daniela Paola Virgilio ha avuto il merito di unire rigore scientifico e sensibilità pedagogica. La sua attività di ricerca, infatti, si concentra proprio sull’integrazione tra teoria e pratica educativa, con l’obiettivo di costruire modelli formativi che favoriscano il benessere individuale e collettivo.
Nel corso del confronto ha sottolineato come tecnologie digitali, didattica laboratoriale e metodologie partecipative possano diventare strumenti fondamentali per rendere la scuola più equa e più capace di rispondere alle sfide sociali contemporanee.
In questo scenario, tra gli interventi quello di Antonina Grillo, presidente della cooperativa sociale Terraferma e promotrice del progetto Generazione Z.

Antonina Grillo ha portato nel talk non solo un contributo teorico, ma soprattutto un’esperienza concreta di impegno sociale. Il progetto Generazione Z (CLP 2024-PE4-00108 | CUP J64C25000320004) finanziato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) Missione 5 Inclusione e Coesione, Componente 3, Investimento 3 Interventi socio-educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del terzo settore e offrire ai giovani strumenti reali di crescita e partecipazione.
Il progetto promuove percorsi socio-educativi innovativi che mettono al centro i ragazzi, valorizzandone talenti, capacità e aspirazioni. Laboratori formativi, attività di empowerment e spazi di partecipazione diventano occasioni per restituire fiducia e opportunità a nuove generazioni spesso esposte a fragilità sociali.
Nel suo intervento, Antonina Grillo ha ricordato come l’inclusione non sia un concetto astratto, ma un lavoro quotidiano fatto di ascolto, relazioni e responsabilità condivisa. Educare significa creare condizioni affinché ogni giovane possa scoprire il proprio valore e trovare il proprio posto nella comunità.
Il confronto ha approfondito il valore dell’Universal Design for Learning come modello capace di trasformare l’inclusione in struttura portante della didattica. Non più interventi compensativi destinati a pochi studenti, ma un approccio sistemico che considera la diversità una caratteristica naturale dell’apprendimento.
Accanto alla riflessione pedagogica sull’inclusione, il confronto ha posto grande attenzione anche al ruolo delle tecnologie nell’evoluzione dei modelli educativi Tecnologie digitali, metodologie attive e ambienti flessibili diventano strumenti per valorizzare le differenze e garantire pari opportunità formative.
In questo quadro si è inserito l’intervento di Aldo Maniaci, docente dell’ITET “Girolamo Caruso” e referente del progetto europeo M{AI}L – Machine and Artificial Intelligence Learning for Education.

Maniaci ha illustrato come l’innovazione tecnologica possa diventare un potente strumento di inclusione e di crescita delle competenze. Il progetto M{AI}L (KA220-SCH – Reference No: 2024-1-IT02-KA220-SCH-000249373, CUP G73B24000000006), coordinato proprio dall’ITET “Girolamo Caruso”, nasce con l’obiettivo di introdurre in modo strutturato l’intelligenza artificiale e il machine learning nella didattica.
Il progetto si rivolge a docenti e studenti della scuola primaria e secondaria, in particolare nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 15 anni, con l’intento di rendere queste tecnologie accessibili, comprensibili e concretamente applicabili nella pratica educativa.
Tra le azioni previste figurano:
• una guida interattiva per gli insegnanti;
• un database per l’apprendimento autonomo;
• percorsi di formazione dedicati alle competenze di IA e Machine Learning;
• attività laboratoriali basate su sperimentazione e pensiero critico, anche attraverso strumenti innovativi come Teachable Machine.
Come ha sottolineato Maniaci, il valore del progetto risiede proprio nel superare un approccio puramente teorico alla tecnologia: gli studenti sono messi nelle condizioni di imparare facendo, sperimentando, sbagliando e riflettendo criticamente, trasformando l’intelligenza artificiale in uno strumento di conoscenza e non in una semplice applicazione tecnica.
La tavola rotonda di Alcamo ha lasciato un messaggio chiaro: una scuola progettata per tutti è una scuola migliore per ciascuno. L’inclusione non è un gesto di solidarietà occasionale, ma una scelta strutturale che riguarda l’intero sistema educativo.
L’inclusione, in questa prospettiva, non è un intervento aggiuntivo, ma una scelta di sistema. Significa costruire una scuola che non si limita a trasmettere conoscenze, ma che genera opportunità, relazione e cittadinanza.
Il dibattito ha lasciato un segno forte nella comunità educativa. Perché quando la scuola decide di progettarsi per tutti, non migliora solo l’esperienza di chi incontra difficoltà: diventa migliore per ciascuno.
E proprio da incontri come questo nasce una nuova idea di scuola: una scuola che non si limita a insegnare, ma che educa alla partecipazione, alla solidarietà e al futuro.
E ad Alcamo, tra docenti, studenti e professionisti riuniti attorno a un’idea di educazione più giusta, è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: il futuro della scuola passa dalla capacità di trasformare l’inclusione in cultura, metodo e responsabilità collettiva.





