Alcamo – Venerdì 27 febbraio 2026, alle ore 11:00, nella cornice dinamica e partecipata del campus dell’ITET “Girolamo Caruso”, si è svolto uno degli appuntamenti più significativi dell’evento “Laboratori in Fiera”: un incontro che ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, scuola, università, ricerca, imprese e associazioni di categoria per riflettere sul futuro dell’agricoltura nell’era dell’Industria 4.0 e sul ruolo strategico della formazione nello sviluppo delle nuove competenze professionali. sfide decisive del nostro tempo: guidare la trasformazione dell’agricoltura e dell’Industria ttraverso la formazione e le competenze.
Un confronto autentico, concreto, orientato all’azione, che ha trovato la sua forza in una visione chiara: senza una scuola capace di guidare il cambiamento, non esiste sviluppo possibile per i territori.
Al centro di questa visione si colloca con forza Vincenza Mione, Dirigente Scolastico dell’ITET “Girolamo Caruso”, Direttrice della Fondazione ITS Academy “Emporium del Golfo” e referente del Polo formativo Ambito 27. È lei l’anima progettuale di “Laboratori in Fiera”, l’artefice di un modello di scuola che non si limita a trasmettere saperi, ma costruisce opportunità reali per studenti e territorio.
Sotto la sua guida, l’istituto si è trasformato in un vero hub di innovazione educativa, capace di dialogare con il mondo produttivo, intercettare i bisogni emergenti del mercato del lavoro e tradurli in percorsi formativi concreti, inclusivi e orientati al futuro. La scuola, nella visione di Vincenza Mione, diventa motore di sviluppo locale, spazio di progettazione condivisa, luogo in cui le competenze prendono forma e diventano occupabilità.

Accanto a questa visione operativa e territoriale, ha assunto un valore centrale il contributo di Patrizia Marini, dirigente scolastica in quiescenza, membro del CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) e Presidente Nazionale della Re.N.Is.A. (Rete Nazionale Istituti Agrari).
La sua presenza ha dato profondità culturale e sistemica al confronto. Patrizia Marini ha richiamato con forza il senso più autentico dell’innovazione: non una sommatoria di progetti, ma un cambiamento strutturale dei modelli educativi. Inclusione, equità, personalizzazione degli apprendimenti e lavoro in rete non sono obiettivi accessori, ma pilastri di una scuola capace di rispondere alle trasformazioni digitali, sociali ed economiche in atto.
Nel dialogo con i relatori e con il pubblico, è emersa una convinzione condivisa: l’innovazione non è un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti. E solo una scuola che anticipa i bisogni, anziché inseguirli, può garantire reale successo formativo.

L’iniziativa, patrocinata dall’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale e promossa dall’ITET “Girolamo Caruso”, ha ribadito un principio chiave: lo sviluppo economico e sociale passa da una alleanza stabile tra scuola e sistema produttivo. Un’impostazione sostenuta dall’On. Mimmo Turano, che ha rafforzato la centralità della formazione come leva strategica per lo sviluppo economico e sociale della Sicilia.
Il dibattito, arricchito dagli interventi di Virgilio Asaro, Matteo Graziani, Claudio Maroni, Giuseppe Orlando – Presidente Provinciale CNA Trapani e Andrea Ferrarella, ha messo in luce come l’agricoltura 4.0 non sia solo tecnologia, ma integrazione tra innovazione, sostenibilità, identità territoriale e competenze professionali avanzate.
Virgilio Asaro Amministratore Unico di Olive di Sicilia Soc. Agr. SRL, ha portato al centro del dibattito la prospettiva dell’impresa agricola che sceglie di crescere puntando su qualità, tracciabilità e innovazione. La sua esperienza racconta un’agricoltura che non rinnega la tradizione, ma la rafforza attraverso tecnologie intelligenti, gestione dei dati e processi produttivi sostenibili.
Nel suo intervento è emersa con forza l’idea che l’agricoltura 4.0 non sia una moda, ma una necessità strategica per restare competitivi e garantire valore aggiunto alle filiere locali. Sensori, analisi predittiva, controllo della qualità e sostenibilità ambientale diventano strumenti quotidiani, ma solo se supportati da competenze adeguate e formazione continua.
Il dialogo con la scuola e con il mondo della ricerca, per Asaro, non è un’opzione: è la condizione essenziale per costruire un’agricoltura capace di parlare al futuro e di offrire opportunità professionali concrete alle nuove generazioni.

La visione di Andrea Ferrarella, Direttore del GAL Golfo di Castellammare e del GAL Pesca “Golfi di Castellammare e Carini” ha rafforzato la voce dell’impresa che sempre più assume un ruolo centrale. Il suo contributo ha posto l’accento su un concetto chiave: lo sviluppo non è mai il risultato di singole azioni, ma di strategie integrate.
Ferrarella ha richiamato l’importanza di leggere agricoltura, pesca, formazione e innovazione come parti di un unico ecosistema territoriale. I GAL, in questa prospettiva, diventano strumenti di connessione tra comunità, imprese, istituzioni e mondo della scuola, capaci di trasformare i bisogni locali in progettualità concrete e sostenibili.
Il suo intervento ha evidenziato come investire in competenze, soprattutto in ambiti legati all’agricoltura di precisione e alla sostenibilità, significhi creare occupazione qualificata, contrastare lo spopolamento e rafforzare l’identità dei territori.

Professionista impegnato in SERRANOVA SRL, realtà attiva nell’agroalimentare industriale di precisione, Matteo Graziani ha portato nel dibattito l’esperienza di chi ogni giorno lavora sul campo dell’innovazione applicata. Il suo intervento ha mostrato come sensoristica, analisi dei dati e automazione dei processi non siano concetti astratti, ma strumenti decisivi per migliorare qualità, efficienza e sostenibilità delle filiere.
Graziani ha sottolineato come la vera sfida non sia solo tecnologica, ma culturale: servono figure professionali nuove, capaci di leggere i dati, interpretare i processi e trasformare l’innovazione in valore. È qui che la formazione diventa leva strategica, capace di accompagnare le imprese agricole verso modelli produttivi competitivi e responsabili.

Claudio Maroni, Leading Engineer di Soluzione Ingegneria SRL, ha evidenziato il ruolo cruciale dell’ingegneria applicata nello sviluppo dei sistemi complessi. Efficienza dei processi, integrazione tecnologica e ottimizzazione delle risorse sono le parole chiave di un intervento che ha messo al centro il bisogno delle imprese di competenze tecniche avanzate, immediatamente spendibili.
Maroni ha richiamato l’importanza di percorsi formativi costruiti in dialogo con il mondo produttivo, capaci di ridurre la distanza tra aula e fabbrica, tra teoria e applicazione. Un messaggio forte: l’innovazione funziona solo se è progettata sulle reali esigenze delle imprese.

A dare una visione d’insieme è stato Giuseppe Orlando, Vice Presidente di CNA Sicilia e Presidente di CNA Trapani. La sua riflessione ha messo in luce il ruolo delle associazioni di categoria come cerniera tra imprese, istituzioni e sistema formativo. In un territorio fatto di piccole e medie imprese, investire in competenze significa investire nella competitività dell’intero tessuto economico.
Orlando ha ribadito che l’innovazione non può essere calata dall’alto, ma costruita insieme, attraverso informazione, formazione e accompagnamento. CNA, in questo percorso, si propone come partner attivo per sostenere imprenditori e giovani, favorendo occupazione qualificata e sviluppo sostenibile.

Il TALK di Alcamo ha dimostrato che agricoltura 4.0, industria e formazione non sono mondi separati, ma parti di un unico progetto di crescita. Le voci di Graziani, Maroni e Orlando hanno indicato una strada concreta: fare sistema, investire nelle competenze e trasformare l’innovazione in opportunità reali per il territorio.
In territori come quello trapanese, dove l’agricoltura è storia, cultura ed economia, la sfida è chiara: innovare senza perdere radici, formare figure professionali capaci di governare dati, processi automatizzati e sostenibilità ambientale, senza smarrire il valore umano e sociale del lavoro.
L’incontro di Alcamo ha lanciato un messaggio forte e motivante: la scuola può e deve essere protagonista del cambiamento. Quando è guidata da visione, competenza e capacità di fare rete, diventa il luogo in cui il futuro non si subisce, ma si costruisce.
“Laboratori in Fiera” non è stato solo un evento, ma la dimostrazione concreta che investire sulla formazione significa investire sul futuro dei giovani e dei territori. E che figure come Vincenza Mione e Patrizia Marini rappresentano oggi punti di riferimento essenziali per una scuola capace di unire innovazione, inclusione e sviluppo.
“Laboratori in Fiera” si conferma così come un laboratorio di futuro, dove la scuola diventa ponte verso il lavoro, l’impresa si apre alla formazione e il territorio sceglie di non restare indietro. Perché il cambiamento, se guidato con visione e competenza, può diventare la più grande occasione di sviluppo.
Una scuola che non chiede ai giovani di andare via per realizzarsi, ma che lavora ogni giorno per creare opportunità qui, ora, insieme.






