Ambizioso e condiviso: è questo l’obiettivo che accomuna i borghi marinari dei territori limitrofi del Golfo di Castellammare e Carini, aderenti al GAL Pesca Golfi di Castellammare e Carini, presieduto da Pietro Puccio. Una visione che supera la logica delle singole iniziative isolate per costruire, passo dopo passo, una costa intesa come sistema culturale integrato, capace di raccontarsi attraverso storie, segni urbani e luoghi ritrovati.
In questo percorso, il Registro delle Identità della Pesca e dei Borghi Marinari (REIMAR) non è più un semplice elenco di beni, ma diventa una mappa di possibilità, uno strumento operativo per restituire centralità alle comunità costiere e al loro patrimonio materiale e immateriale.
La strategia messa in campo è chiara: creare sinergie tra borghi limitrofi, raccontare il legame profondo con il mare attraverso una mostra itinerante lungo la costa, installare segnaletica tematica capace di guidare residenti e visitatori alla scoperta di tradizioni, mestieri e luoghi meno conosciuti. Ma soprattutto, restituire vivibilità agli spazi pubblici attraverso interventi mirati di arredo urbano.
Sedili, fioriere, piccoli elementi di design urbano non sono semplici complementi estetici: diventano segni concreti di attenzione, strumenti per riattivare la socialità, inviti alla sosta e all’incontro. Insieme ai piccoli restauri, questi interventi contribuiscono a ridare dignità e bellezza a piazze, vicoli e affacci sul mare, trasformando i borghi in luoghi accoglienti, vissuti e riconoscibili.



In questo quadro si inserisce il progetto “A.B.M. – Alla scoperta dei Borghi Marinari: Storie e Tradizioni”, finanziato dall’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea – Dipartimento della Pesca Mediterranea, Servizio 4 “Sviluppo locale e identità culturale della pesca mediterranea”, nell’ambito dell’Avviso REIMAR (CUP G75J24000020009).
Un progetto che punta a intrecciare memoria e paesaggio, mare e comunità, arte urbana e spazi quotidiani. Murales, installazioni narrative, cartellonistica e arredi diventano così un linguaggio contemporaneo dell’identità, capace di trasformare strade e vicoli in un museo a cielo aperto, accessibile e inclusivo.
Emblematico è il contributo delle amministrazioni locali, che hanno scelto di investire nella bellezza come leva di sviluppo. In questo senso, sono particolarmente significative le parole del Santo Cosentino, che sottolinea il valore simbolico e concreto degli interventi avviati:
«Siamo orgogliosi di essere parte attiva di questo progetto di rete che valorizza l’identità dei nostri borghi. Abbiamo voluto che il percorso iniziasse con un’opera dedicata alla Madonna Assunta, simbolo della nostra storia e della nostra fede. Il progetto è in itinere: dopo il murales procederemo con l’installazione degli arredi per rendere il borgo sempre più accogliente. Investire nella bellezza e nella memoria significa puntare su un turismo culturale di qualità, capace di generare economia rispettando i nostri luoghi di vita e di lavoro».




Parole che restituiscono il senso profondo dell’iniziativa: non un’operazione di facciata, ma un processo graduale e condiviso, in cui l’arredo urbano diventa strumento di rigenerazione e racconto.
Il valore aggiunto del progetto A.B.M. sta proprio nella sua capacità di superare la frammentazione che spesso limita la promozione dei borghi marinari a interventi episodici. Qui, invece, si costruisce una narrazione corale, in cui ogni borgo contribuisce a un racconto più ampio, mantenendo la propria specificità.
Non si tratta solo di turismo, ma di turismo culturale di qualità, capace di educare, coinvolgere e generare economia senza snaturare i luoghi. Un turismo che nasce dal basso e riconosce nei borghi marinari non cartoline da consumare, ma spazi di vita, lavoro e identità.
In un tempo in cui le coste rischiano l’omologazione o la marginalizzazione, il progetto A.B.M. indica una strada diversa: quella di uno sviluppo locale che parte dal mare per parlare di futuro, dimostrando che, se ascoltate e messe in rete, le comunità costiere possono tornare a essere protagoniste del proprio racconto.






